Sulla diga di Vetto assistiamo all’ennesimo capitolo di una vicenda che unisce la strana coppia, l’assessore Mammi e il ministro Salvini, sotto il segno dello spreco di risorse pubbliche. Da anni si investono tempo, denaro e strutture amministrative per tenere in vita un progetto controverso e tutt’altro che indispensabile, senza che vi sia ancora una risposta definitiva sulla sua effettiva fattibilità.
Il commissariamento, presentato come la soluzione capace di accelerare le procedure, ha finito per produrre atti confusi e contraddittori, aggiungendo ulteriori elementi di incertezza. Un risultato che dovrebbe indurre a una seria riflessione sull’utilità stessa dell’intervento straordinario.

Tanto e vero che il Docfap studia un invaso da 80 ml di metri cubi mentre il commissario di sua sponte chiede di studiarne uno da 150ml senza che ci sia un atto che lo legittima. (Pagliani propone addirittura 180 ml) Roba da matti.

Sorprende, inoltre, l’atteggiamento dell’assessore Mammi, che continua a legittimare l’operato del commissario. La Regione Emilia-Romagna avrebbe avuto valide ragioni per opporsi a una nomina che si è rivelata più funzionale alla propaganda che alla soluzione dei problemi. Invece di rivendicare il ruolo delle istituzioni regionali e promuovere strategie moderne di gestione della risorsa idrica, si è scelto di avallare un percorso che continua a consumare risorse pubbliche senza produrre risultati.

La realtà è che serviranno ancora almeno due anni di studi e approfondimenti soltanto per sapere se la diga si potrà fare. Non per costruirla, ma semplicemente per verificare se esistano le condizioni per procedere.
Un paradosso che rende evidente quanto l’intera operazione sia distante dalle esigenze concrete dei territori.
Come diciamo da sempre la vera funzione della diga di Vetto non è quella di garantire sicurezza idrica, ma quella di garantire visibilità politica.

Un’opera di cui si parla da decenni, (questo sarebbe il 6° progetto) che continua a generare annunci, tavoli, commissari e conferenze stampa, ma che resta soprattutto uno strumento da esibire in prossimità delle campagne elettorali. Nel frattempo, i cittadini attendono risposte concrete e investimenti su interventi realmente utili, sostenibili e immediatamente realizzabili.

(Per Salviamo l’Enza Duilio Cangiari)


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