Il Coordinamento per la tutela dell’Enza denuncia carenze tecniche e tempi irrealistici: «L’istruttoria va riaperta subito. Non si può decidere il futuro della valle su documenti fragili e incompleti».

REGGIO EMILIA, 31/01/2026 – Non si tratta di un semplice “no” ideologico, ma di una bocciatura tecnica senza appello. Il Coordinamento per la tutela e la salvaguardia del Torrente Enza – che riunisce realtà come Università Verde, Legambiente, WWF e Lipu – ha depositato oltre cento osservazioni formali al Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP). Il verdetto è netto: il documento è considerato inaffidabile e non può costituire il presupposto per l’avvio delle fasi successive.

Le critiche partono dalle fondamenta stesse dell’opera, evidenziando come il DOCFAP ignori le reali interferenze con il sistema delle acque sotterranee e la stabilità dei versanti. In un contesto territoriale già fragile, l’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna ha sollevato dubbi pesanti sulla sicurezza dell’intervento, mentre il profilo ambientale risulta gravemente compromesso. La diga sommergerebbe infatti habitat prioritari della Rete Natura 2000, violando la Direttiva Quadro sulle Acque senza che sia stata fornita alcuna dimostrazione della mancanza di alternative meno impattanti.

Un ulteriore punto di rottura riguarda la credibilità del cronoprogramma. Sebbene il Commissario straordinario ipotizzi il completamento della progettazione esecutiva entro luglio 2027, i dati storici sulle grandi opere in Italia smentiscono tale previsione. Per interventi che superano i 100 milioni di euro – e la diga di Vetto è stimata oltre i 520 milioni – i tempi medi superano i 14 anni. Prospettare tempi brevi appare dunque come una narrazione irrealisticache rischia di risolversi in un enorme spreco di risorse collettive.

«Siamo di fronte a una scelta irreversibile calata dall’alto – dichiara il Coordinamento – ed è paradossale ipotizzare di spendere milioni partendo da uno studio preliminare che non ha nemmeno verificato seriamente l’opzione zero». I firmatari denunciano inoltre il totale mancato recepimento del Contratto di Fiume, nonostante gli impegni assunti verso il territorio.

La richiesta è perentoria: riapertura immediata dell’istruttoria e riesame complessivo del DOCFAP per evitare che un mare di soldi pubblici finisca in un progetto destinato a schiantarsi contro la realtà.


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